Incastonato tra le Alpi austriache, a 1.550 metri d’altitudine, c’è un rifugio di design dove sperimentare la disconnessione totale, dove il lusso si misura nel silenzio e il cibo è naturale, spesso raccolto a mano e cucinato sul fuoco vivo. Si chiama eriro.
Chi è abituato ad andare in montagna lo sa, per raggiungere un rifugio è necessario lasciare l’auto a valle e iniziare una bella camminata oppure, se si è fortunati, prendere gli impianti di risalita.
Quello che non ci si aspetta però, una volta arrivati in cima, è di ritrovarsi davanti un rifugio a cinque stelle, perfettamente integrato nel territorio dove si cammina a piedi scalzi e il wifi è l’ultimo dei pensieri.
Così, dopo aver lasciato l’auto alla stazione della cabinovia di Ehrwalder, in pochi minuti ci siamo ritrovati circondati da pascoli verdeggianti, cime rocciose e, qualche passo più in là, di fronte a quello che è a tutti gli effetti un rifugio di lusso.
Eriro è un tributo alle origini, a partire dal nome che deriva dall’antico termine tedesco “eriro Wald” e significa “ingresso nella foresta”. Un tempo era un rifugio fra le Alpi austriache; oggi è stato rivisitato in chiave minimalista, ma fedele al design sostenibile dell’architettura alpina, e dalla stessa struttura è nato un boutique hotel con sole 9 suite.
Si trova a 1.550m, nel Tirolo austriaco, ai piedi del monte Zugspitze – che con i suoi 2.962m di altezza è la montagna più alta della Germania – e con affaccio sulla Tajakopf, una delle vette della Catena di Mieming.

È il posto ideale per chi ha bisogno di disconnettersi dalla routine e di connettersi, invece, a se stesso e alla natura circostante.
Natura, o come è meglio chiamarla “agriculture land”, che è parte integrante di questo soggiorno. A partire dal legno di abete rosso locale con cui Andreas Mader ha costruito il 90% dell’edificio, passando per le erbe selvatiche che Alexander Thoss, lo chef, raccoglie nella foresta per poi riproporle in piatti succulenti e creativi, fino alla lana di pecora annodata a mano e disposta sulle pareti per ovattare l’ambiente e conferire calore autentico.
Qui, ovunque ci si giri, tutto è un inno all’artigianato tradizionale.
Questo è uno dei motivi per cui Eriro mi è piaciuto fin da subito, dal momento in cui sono entrata, ho appoggiato lo zaino, sono stata accolta da Henning nel salotto conviviale che sostituisce qualsiasi idea di reception e ho sorseggiato la kombucha che mi ha gentilmente offerto.
«La producono poco distante da qui, un po’ come tutto quello che utilizziamo per la nostra cucina. Se non è autoprodotto – come i fermentati – il raggio di provenienza di ciò che abbiamo in dispensa è di massimo 80 chilometri.»




Gli interni di eriro, rifugio di design
La mia stanza, di cui ho amato ogni singolo dettaglio, profumava di legno di montagna. Quel legno che è onnipresente, e si fa particolarmente notare nella vasca da bagno intagliata a mano, nei dettagli della rubinetteria, nelle matite lasciate sul tavolo per annotare ogni pensiero che verrà.
Non c’è televisione, e forse questo è un altro motivo per cui mi sento a casa. C’è però un giradischi e un disco di Phil Collins ad attendermi, una caraffa Chemex per godermi una pausa lenta con un caffè filtrato e anche un bollitore, per una tisana alle erbe alpine prima di andare a dormire. Ma soprattutto c’è la vista, sulle montagne imponenti, la foresta e i prati verdi.
È forse il posto più bello dove star rintanati che io abbia mai visto.





La cena, come tutti gli altri pasti della giornata inclusi nel soggiorno, è servita seguendo il menù proposto dallo chef.
Nessuna portata fra cui scegliere, basta affidarsi a lui. Questo è possibile perché vengono prese in considerazione le esigenze alimentari comunicate da ogni ospite prima dell’arrivo.
Ad onorare la tradizione alpina è l’open grill al centro della sala. Il fuir (fuoco, in dialetto locale) è l’ingrediente segreto che dà vita a una cena multisensoriale dove ogni portata è grigliata: dall’antipasto al dolce.
Sedano rapa, pak choi, asparagi e carote viola, patate con la buccia, spalla di maiale, sorbetto con mela cotogna e una deliziosa focaccia con burro alla pigna. Alexander riesce a portare in tavola il gusto autentico del cibo, creando sapori e consistenze uniche, in pieno stile tirolese.







Boredom is an art form when in eriro
Qui si sta bene anche quando il meteo è avverso. Mi ripeterò dicendo che è il posto ideale dove stare rifugiati, ma forse è anche il posto ideale dove sperimentare la noia. Quel sano far niente che spesso contribuisce a far nascere le idee migliori.
Ti auguro di provarlo ma, se proprio non vuoi, di prima mattina Tatiana – donna di un’energia esplosiva, che definirla terapeuta e insegnante di yoga è riduttivo – saprà aiutarti ad ascoltare il tuo corpo fra una meditazione e una sessione di yoga (che con lei si balla) e, all’occorrenza, anche a rimetterti in sesto le ossa.
Stefanie, invece, ti insegnerà l’arte della ceramica – io, grazie al suo aiuto, ho potuto creare il mio primo set di tazzine da caffè – e dopo averla conosciuta capirai perché tutto il servizio da tavola dell’hotel è così curato e originale. Ogni singolo pezzo è opera sua.
La spa, ispirata al principio dell’Ochi kema (tornare al proprio io interiore), ti teletrasporterà in un’altra dimensione. Così, fra un bagno nell’onsen e una sauna finlandese con vista, potrai lasciarti andare nelle amache dondolanti, avvolto dal profumo di fieno e coccolato dal calore di una tisana alle erbe.


E poi c’è Hannes, la nostra guida alpina, che ci ha accompagnati in escursione fra boschi e vallate alla ricerca di stambecchi e ci ha insegnato cosa significhi essere gentili con la natura raccogliendo, come se fossero fiori, tutti i mozziconi di sigaretta che incontrava nel suo cammino.
È nato fra i monti ed è appassionato di parapendio, così tanto che quando li vediamo sorvolare i cieli sopra eriro gli si illuminano gli occhi. Il suo lo tiene sempre pronto nel bagagliaio dell’auto perché, durante le pause, ogni momento può essere buono per un volo.




Ho capito fin dal primo momento che ogni persona che lavora ad eriro fa la differenza e vale la pena di essere conosciuta. D’altronde, per decidere di lavorare in un posto così, remoto quanto basta per sentirsi in pace con se stessi e lontani da tutto, ci vuole passione e il giusto spirito.
E Matteo, 21 anni e aiuto chef, ne è un esempio: basta osservare i suoi tatuaggi per capire che è un appassionato di foraging, e quale posto migliore di questo dove investire il proprio tempo?
Probabilmente nessuno.




Grazie per aver letto fin qui.
Se ti interessa sperimentare la pace interiore in un rifugio di design fra le Alpi austriache, un paio di notti a Eriro faranno al caso tuo. È una struttura adults only (dai 16 anni in su) ma, per chi ha in mente qualcosa di speciale, può essere affittata per intero.
È aperta tutto l’anno, quindi ottima come base per lunghe passeggiate, escursioni in bicicletta o per discese sugli sci, con una pista proprio adiacente all’hotel.
Se ti piacciono gli hotel di design
Ti invito a leggere la sezione dedicata su The Tomato Soup, potresti trovare altri spunti interessanti. Per esempio, se ami la montagna, c’è un articolo sui 20 hotel di design da provare nelle Dolomiti.
Ogni suggerimento è ben accetto e, se conosci qualche struttura che val la pena di essere raccontata, fammelo sapere a fondo pagina nei commenti, sarò felice di scoprirla.
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A presto, Sabrina
Questo articolo è stato supportato da Flospitality ed eriro alpine hide.
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